Mercoledì 28/06/2023 ha avuto luogo il terzo dei cinque incontri tematici “Fabbriche Aperte Lab”, dedicato al tema “Il sistema di tutela ambientale dentro e fuori lo stabilimento”.

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Dopo una prima fase di registrazione e benvenuto, i partecipanti sono stati invitati a una visita sul campo, recandosi presso alcuni pozzi che costituiscono la barriera idraulica e scoprendo il funzionamento dell’impianto di Trattamento Acque di Falda (TAF).

Una volta rientrati in Sala 1° Maggio, i presenti sono stati invitati a sedere ai sei tavoli di ascolto e dialogo. Ad ogni tavolo sono stati accolti da due professionisti Solvay in veste di facilitatori.

I gruppi ai tavoli hanno avuto modo di scambiare impressioni, osservazioni e percezioni, e hanno infine individuato tre domande condivise, a cui è stata data risposta nella fase finale in plenaria dalla dott.ssa Patrizia Trefiletti.

A seguire, restituiamo una sintesi di quanto emerso nella sessione di dialogo ai tavoli.

Prime impressioni.

Durante la visita, i partecipanti hanno ascoltato con interesse l’esposizione e le

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risposte delle guide e, una volta tornati in sala I Maggio per la fase di dialogo ai tavoli, hanno espresso apprezzamento per il modo e la chiarezza con cui le guide hanno saputo trasmettere contenuti complessi in maniera comprensibile a tutti. Si sono detti inoltre favorevolmente impressionati dall’organizzazione della fabbrica, dal grado di ordine e pulizia e dalle modalità di accoglienza dei visitatori.

Feedback positivi sono pervenuti anche rispetto alla organizzazione dell’evento e al fatto che, pur in tempi ristretti, sono state fornite molte

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informazioni; chi ha partecipato a più incontri di “Fabbriche Aperte Lab” ha anche fatto notare come siano state affinate le modalità di comunicazione e come il format in generale sia risultato ancora più efficace. Apprezzata la volontà di Solvay di aprirsi, condividere e divulgare il proprio operato.

 

Percezioni e osservazioni

Una nota iniziale sul profili dei partecipanti: erano presenti diverse persone che

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vivono nei pressi dello stabilimento che hanno così avuto modo di “vedere la loro casa da dentro lo stabilimento” e di soddisfare la curiosità di scoprire cosa sono quei cabinati, i pozzi barriera, che hanno visto crescere anno dopo anno. Si è parlato molto di evoluzione fra quello che è stato negli anni addietro e quello che c’è adesso e sono stati evidenziati i grandi passi avanti compiuti. Da ciò è scaturita la considerazione generale di come l’evoluzione del mondo di oggi renda più consapevoli circa le situazioni, i limiti e le modalità del passato.

Alcuni partecipanti, al momento della raccolta delle percezioni pre e post visita, hanno parlato apertamente della loro preoccupazione di abitare vicino al sito. Una preoccupazione che, da un lato, è stata definita come un preconcetto radicato – e difficilmente superabile - nelle persone, a causa delle gestioni e delle attività passate; dall’altro, scaturisce dal timore di possibili incidenti che si potrebbero verificare in uno stabilimento di queste dimensioni e dalle conseguenze che potrebbero esserci sia per i lavoratori che per la popolazione residente nel sobborgo alessandrino. Sono stati d’altra parte apprezzati sia l’intento di trasparenza mostrato nell’aprire le porte della fabbrica, sia il fatto di aver trovato al tavolo dei professionisti Solvay che, a loro volta, vivono a Spinetta con le loro famiglie, consapevoli di come l’industria chimica analizzi costantemente le situazioni e predisponga puntuali piani di intervento.

Curiosità è stata poi espressa appunto sui sistemi di controllo interno e su come funzionino le verifiche esterne portate avanti dagli Enti di riferimento. Alcuni hanno espresso dubbi circa fatto che tutti i controlli che sono stati illustrati possano dare assoluta certezza del buon funzionamento di impianti e barriera. In merito a questo argomento, c’è stato chi ha affermato di diffidare dei dati diffusi da Solvay e anche dell’operato di Arpa e degli Enti preposti ai controlli, visto che producono dati allineati: la percezione di costoro è che i laboratori esterni di cui Solvay si avvale, come pure gli Enti di controllo, possano essere in qualche modo influenzati e manipolati da un’azienda così grande e “potente”. Il personale Solvay ha fornito rassicurazioni sulla correttezza dei dati forniti da laboratori terzi convenzionati.

Altri gruppi si sono focalizzati più su questioni tecniche: si sono detti soddisfatti della opportunità di entrare e vedere le strutture e sono rimasti colpiti dal funzionamento degli impianti e dalle loro dimensioni; hanno espresso apprezzamento per quanto viene investito in ambito di tutela ambientale e per tutto il lavoro, la competenza e voglia di fare che hanno scoperto esserci dietro ai sistemi di trattamento.

Molta curiosità è stata dimostrata dagli studenti presenti. La sensazione

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prevalente è stata lo stupore nel vedere quello che “in piccolo” si studia a scuola applicato ai grandi impianti visitati, come anche nell’apprendere che le tempistiche di realizzazione sono state ben più brevi di quello che avrebbero immaginato a giudicare dalla dimensione e complessità delle strutture.

Spunti e suggerimenti su logistica e comunicazione

Sono stati dati riscontri positivi sul tema della promozione degli eventi di Fabbriche Aperte Lab. Questo è avvenuto soprattutto grazie ai partecipanti ai precedenti incontri, che avevano suggerito di impostare una comunicazione più capillare e in grado di raggiungere un pubblico il più possibile eterogeneo. Accogliendo tali indicazioni, è stato inviato casa per casa, a Spinetta e nelle aree circostanti, un invito cartaceo per l’incontro del 28/06 insieme a un pieghevole descrittivo delle azioni intraprese per la bonifica dell’inquinamento storico. Molti dei partecipanti hanno raccontato di essersi iscritti proprio dopo averlo ricevuto.

È stata infine segnalata l’opportunità, nell’ambito del piccolo aperitivo offerto da Solvay ai partecipanti ai tavoli, di fornire anche opzioni vegane.